004 (2)Come immaginavo, mi porto dietro tante e tali cose, tra progetti, sogni e casini, che l’ alimentazione del mio blog avviene con un ritmo capace di ammazzare di inedia un dromedario. Ma di alibi ne ho a mazzi e spero di poterne presto fare un elenco perché vorrebbe dire che qualcuno di questi ci ha portato a svoltare pagina e angolo.

E chi mi conosce sa che non lo dico per me, che pure me lo meriterei, ma per qualcuna delle mie cose. Comunque, l’alibi cui mi sono appellato più spesso è stata la stesura di un libro su L’Eroica e sulle idee connesse, commissionatomi da “Giunti Editore” ed il cui assemblaggio non è stato né facile né, ad ora, definitivo. Ma ormai siamo ai ritocchi, imboccato comunque l’ultimo chilometro di un tragitto lungo e tosto, tant’è che dovrebbe uscire ad aprile.

Ad ora voglio riprendere da questo lavoro il filo del discorso avviato, quello del “perdente di successo“. Qui di seguito leggerete in primizia che cosa si narra nel libro a proposito della nascita dell’idea Eroica, il terreno di coltura, l’ambientazione rigorosamente paesana, l’educazione, i sentimenti e le passioni che un piccolo mondo, nemmeno tanto antico, era in grado di trasmettere.  (clicca qui)

Posso solo dire, con innegabile grande piacere, che diverse persone giuste, di quelle per le quali si potrebbe far tornare di moda la parola “perbene”, mi hanno chiesto di scrivere un po’ più spesso. Magari non ho tanti lettori ma di certo ne ho diversi giusti, dei quali vado orgoglioso e che prometto, d’ora in avanti, di accontentare.

Chiudo con due concetti “schierati” ma io non ho mai avuto paura a farlo per ciò che ho condiviso. Immergetevi nel mio Gaiole in Chianti di bambino, nel Barrino e dintorni; quella foto accanto al titolo porta la data 25 febbraio 59, mi mancava una settimana a cinque anni, quando leggevo i giornali del lunedi mattina per i vecchietti. Vorrei dire che bisognerebbe darsi come obiettivo il rendere ai nostri nipoti la capacità di guardare al futuro con quegli occhi e quel sorriso. “Senza perdere la tenerezza” era il titolo di un libro e di un concetto del Che; io voglio aggiungervi anche un gran modo che ha scelto Matteo Renzi per chiudere i suoi comunicati e salutare: “un sorriso”. Straordinario; o, se preferite, rivoluzionario.

 

Emilio Vannetti detto "il Gamba"

Emilio Vannetti detto “il Gamba”