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Carissimi,
dopo un silenzio un po’ più lungo del solito, sono arrivato finalmente a presentare il mio libro su L’Eroica, edito dalla Giunti. Avverrà venerdì 28, alle ore 17,30, durante Bicifi; lo spazio scelto è quello dedicato agli incontri della manifestazione fiorentina, presso la Scuola di Arte Sacra alle Pavoniere, dentro il Parco delle Cascine. Vi aspetto.         050DDD66-0425-4E33-BEF0-AD7594E6A543

Questo è l’annuncio che ho fatto su Facebook, che riporto tale e quale. Il libro narra della nascita de L’Eroica e delle idee derivate, a partire dai Professionisti e dal Giro Bio, per dedicare uno spazio anche al Giro d’Italia d’Epoca.

Qui di seguito voglio ripubblicare un pezzo che scrissi a suo tempo per rammentare la perdita di un Eroico d’eccezione, soprattutto uno straordinario amico ed una grande persona: Luigi Luzzana da Bergamo. E’ un altro modo, assolutamente significativo, per raccontare come nacque L’Eroica; e per dire attorno a quali valori si è selezionato un popolo.

Luigi Luzzana ci lasciò il 27 marzo del 2003 e gli dedicammo la copertina de L’Eroica di quell’anno. Questo che ripubblico è il pezzo con cui presentammo quella edizione.

Gliel’abbiamo dedicata quest’Eroica ma era il minimo. Luigi Luzzana fu il primo a crederci, a chiamare da Bergamo per dire, con un entusiasmo che in seguito avrei imparato a conoscere molto bene, che lui ci sarebbe stato. Era la fase in cui l’idea pazza stava appena circolando, la fase in cui mi cominciavo a domandare se, al solito, tra la presunzione del pensare in grande e la ragionevolezza esistesse un baratro incolmabile. L’Eroica nasceva allora, corollario di una granfondo su strada che giungeva alla terza edizione e che il nome, la presenza, di Gino Bartali avevano contribuito a far decollare. La lanciammo come “pacco-gara”, iscrizione gratis per chi aveva partecipato all’altra, cui faceva seguito di una settimana.

Al di là della grande passione per il ciclismo di una volta e per il nostro magnifico paesaggio chiantigiano con le ultime sterrate a nobilitarlo, del doman non v’era certezza.

Avventurismo puro, prove con gli amici per vedere l’effetto che faceva il tornare a pedalare su polvere e ghiaia con bici da strada. Inutile dire che praticamente tutti ci ridevano su; personalmente, poi, ancora non ci andavo, in bici, e veniva facile ai miei “soci” Parco Ciclistico far ironia fra ciò che passava fra il ciclismo dei libri e quello sudato in sella.

Mi salvò la loro amicizia indulgente e la telefonata di tal Luzzana da Bergamo, quasi un certificato che la cosa, in fondo, si poteva tentare.

Poi ci siamo voluti bene, per “L’Eroica” ed un sacco di altre cose che scoprimmo avere, sentire, in comune.

Credo che questo, principalmente, sia stato il miracolo della nostra cicloturistica d’epoca: l’aver scelto, in osmosi mirata, persone di straordinaria caratura per profondità di valori, per capacità di sorriso e sentimenti, persino per qualità di emozioni e nostalgie.

Ogni adeguamento che pensavamo finimmo per confrontarlo con Luigi; una telefonata, un incontro, finchè la nostra festa non tornava, ormai attesa e preparata un anno intero.

Ricordo troppo bene le due volte che ci trovammo, lo scorso anno, al termine di “Otztaler” e “Cinque Terre”; arrivavamo tardi, come sempre, ma lui era già molto stanco, troppo per un “eroico”. Eppure rimase lì a parlare della nostra “creautura”, a minimizzare un malessere che diventò presto terribile sentenza.

Ma non volle mancare a Gaiole; ringraziò i dottori che gli concessero licenza, come io ringraziai lui di avermi concesso l’onore di una presenza che era atto di amore.

Come le sue splendide sagome in legno, ogni anno due nuove, come i suoi oggetti di fine artigiano avanza-tempo che sentiva di doverci regalare e che antica nobiltà quasi ci rendeva impossibile contraccambiare.

Con lo stesso pudore con cui vi lavorava di nascosto, quasi che le piccole passioni non avessero stesso diritto di cittadinanza delle grandi, viveva i vari momenti di una manifestazione che ci cresceva sotto gli occhi e di cui era diventato primattore, con i Berruti, Leonardi, Fioresi che l’hanno tutti pianto con noi quando se n’è andato.

Vanna, la sua Vanna, mi disse che gli ultimi momenti di lucidità, gli ultimi sorrisi, li raccolse attorno ad un filmato de “L’Eroica”. A noi ha lasciato quelli sul palco-premiazioni, il suo podio ciclistico finale.

Che le celesti praterie gli riservino salite, discese e una serenità guadagnata sulla strada.

 

LUIGI LUZZANA