Scrivo in prima mattina mentre andiamo in Germania per un evento Eroica Club.

Ieri sera, tornando a casa dallo splendore di Poggio alle Mura, trovo sul telefono il bel post di Stefano Affolti a rammentarci il nostro Aru ed un certo Alfredo Martini.

Ero dubbioso se scrivere anch’io ma ieri, mentre Fabio si vestiva di giallo, avevo telefonato ad Olivano Locatelli per condividere una gioia ed una vicenda speciale.
Faccio parlare lui e qualche immagine.

“Aru fece tredicesimo, quarto e secondo nei suoi 3 Giri Bio. L’ultimo, 2012, l’avrebbe vinto se non fosse stato per quel palo che prese in un ginocchio a Perugia, ricordi?”. Certo che ricordo, successe nel tratto di trasferimento, la tappa partiva per arrivare a Gaiole in Chianti, guarda caso piena di strada bianca. La vinse Zakarin, giusto per la cronaca.

“Senza il Giro Bio difficile che un corridore come lui passasse. Non vinceva mai una corsa prima, Valli Cuneesi e Val d’Aosta venivano dopo. Sai quando firmò per l’Astana? All’arrivo sul Gavia, venne Beppe Martinelli, era a vederlo a 500 metri dal traguardo. E quanto pianse a Gaiole per la Coppa delle Nazioni, e l’anno dopo che bella la rivincita a Buonconvento..”

Ricordiamo bene, ricordiamo tutto, magari da oggi sarà un altro Tour, magari il sogno potrà non durare ma ora è bello ricordare.

Troveremo qualche giornalista dei nostri che risponda a Le Monde (dati alla mano, vero dr Simonetto?) che uno come Fabio Aru è uscito da quel magnifico, romantico, (folle!?) tentativo di fare grande ciclismo pulito che fu Giro Bio?