Si scrive per non piangere

Scrivo anch’io subito, per non piangere. Avevo appena finito di registrare una serie di considerazioni con Paolo Viberti per Bike tv che è arrivata la notizia della scomparsa di Maradona. Ognuno di noi che lo amavamo se lo sentiva, Diego sembrava la chiamasse, la tragedia della gloria. Avevamo parlato di Pantani con Viberti ma anche di certi campioni monumentali, di quei decenni giovanili magnifici in cui eravamo pieni di passioni e di miti, di campioni e di storie fantastiche di vita. Avevo già scritto cose su lui, a suo tempo per La Nazione mi era toccato documentare le fibre di quel cuore di Diego, così grande e così carico di impegni e sentimenti, che erano in esame alla Anatomia Patologica senese.
A lui hanno voluto bene viscerale tutti i suoi compagni di squadra, tutte le periferie dell’ America Latina, gli argentini ed i napoletani lo hanno eletto a dio ed a prescindere dai noti eccessi per cui ha sempre pagato di persona.

Il fenomeno

Lo vidi dal vivo in un Fiorentina-Napoli ed aveva movenze uniche, capivi il fenomeno dall’alto di curva Ferrovia in una partita che perse ed in cui il suo Napoli non lo aiutò. Sento Tardelli che parla di generosità, una dote assoluta di Maradona verso i compagni, il mondo ed i suoi ultimi. Ma voglio ricordare il più grande calciatore di sempre con le parole dell’ arbitro numero 1 di sempre, il mio caro Luigi Agnolin: “Era correttissimo, non protestava, non si lamentava mai per le attenzioni che subiva. Semmai lo faceva per la squadra, mai per sé”.
Gli annullò, il grande Gigi, un gol del 2 a 0 dell’ Argentina all’ Uruguay, Mondiale Messico ’86, all’ ultimo minuto. Aveva ragione tecnica Agnolin, un mini gioco pericoloso con cui aveva rapinato il portiere. Ma Agnolin, che fece la semifinale fra Germania e Francia, si sarebbe accorto anche del gol di mano all’ Inghilterra; era comunque una mano de dios.
Hasta siempre Diego, meraviglioso indio d’America, patrimonio dell’umanità e di umanità.